
La spondilolistesi è una condizione patologica caratterizzata da un lento e progressivo scivolamento in avanti (Anterolistesi) o indietro (Retrolistesi) di una vertebra rispetto a quella sottostante. Si tratta di una patologia spinale che causa dolore lombare. Le vertebre maggiormente colpite da questa condizione infatti sono quelle lombari inferiori, soprattutto la quarta e la quinta lombare (L4 e L5) e la prima vertebra sacrale (S1).
Alcune persone possono essere più a rischio di sviluppare la spondilolistesi rispetto ad altre, a causa di una certa familiarità.
Vi sono poi alcune attività che rendono più suscettibili alla spondilolistesi, come ad esempio le ginnaste, i calciatori e i sollevatori di pesi, i quali esercitano una pressione e un peso significativi sulla parte bassa della schiena. Questi movimenti mettono a dura prova la colonna vertebrale e la spondilolistesi può svilupparsi a seguito di ripetuti sforzi e stress eccessivi.
Possiamo isolare cinque cause principali.

La spondilolistesi molto frequentemente non presenta alcun sintomo: potrebbero essere necessari anni per riconoscere i sintomi, i quali possono includere:
Questi sintomi fra l'altro si presentano in modo diverso da persona a persona. Alcuni possono averne uno solo, altri tutti...
Esistono poi delle complicazioni, come la cronicizzazione del dolore alla parte bassa della schiena e alle gambe. Possono, inoltre, verificarsi infezioni o danni permanenti ai nervi spinali. Un risultato meno comune della spondilolistesi può essere la perdita del controllo della vescica o dell'intestino.
La prevenzione della spondilolistesi si basa sulla prevenzione delle condizioni che possono comportare lo sviluppo della patologia. È bene evitare di sovraccaricare eccessivamente la colonna vertebrale.
Il trattamento della spondilolistesi dipende dalla gravità del dolore e dal grado di slittamento della vertebra. I trattamenti non chirurgici possono aiutare ad alleviare il dolore e incoraggiare l'osso a tornare al suo posto. I comuni metodi di trattamento non chirurgico comprendono:
Nel caso questi metodi non portassero a risultati apprezzabili, si rende neecssaria la correzione chirurgica della vertebra fuori posto. La chirurgia è necessaria anche se le ossa della colonna vertebrale premono sui nervi.
Fisioglobe, studio di fisioterapia a Roma zona Aurelia, è in grado di consigliarti e seguirti nel caso avessi un problema di spondilolistesi. Una terapia cucita sulla tua persona e sulle tue esigenze… la salute su misura per te!
L’alluce valgo è una tra le deformità del piede più comuni e consiste in una protuberanza ossea che si sviluppa all'interno del piede dove si trova l'articolazione dell'alluce, e che provoca dolore.
Valgo in latino significa “allontanato dalla linea mediana del corpo”, l'alluce valgo, infatti, si sviluppa quando l’alluce e l’osso al quale è collegato si spostano, inclinandosi verso l’interno.
L’alluce è il primo dito del piede e svolge un ruolo fondamentale nella stabilità della dinamica del passo, in quanto consente l’effettivo movimento (camminare, correre), fornisce un appoggio durante la fase di spinta da terra e insieme al mignolo aiuta a mantenere l’equilibrio del corpo.
A differenza di tutte le altre dita del piede che sono costituite da 3 falangi, l’alluce ne ha due:
Quando l’alluce subisce uno spostamento laterale prolungato (come accade nella formazione dell’alluce valgo), avviene una deviazione laterale della falange. Angoli maggiori di 20° sono considerati anormali. Angoli maggiori di 45-50° sono considerati gravi.

Le cause sono molteplici e non ancora del tutto note, e possono includere:
Il sesso femminile risulta essere molto più colpito del sesso maschile.
I sintomi più comuni sono:
Nel caso questi metodi non portassero a risultati apprezzabili, si rende neecssaria la correzione chirurgica della vertebra fuori posto. La chirurgia è necessaria anche se le ossa della colonna vertebrale premono sui nervi.
Le cure per l'alluce valgo sono diverse e variano a seconda dei numerosi fattori che caratterizzano questa patologia, come il grado di deviazione dell’alluce, la compromissione della biomeccanica delle altre dita del piede e l’intensità dei sintomi.
Esistono due tipologie di trattamenti: quelli conservativi (rimedi e fisioterapia) e quelli chirurgici. La scelta del tipo di approccio è data sicuramente dalla gravità della situazione.
La fisioterapia ha un ruolo chiave nella cura dell’alluce valgo. Ci si può affidare ad un fisioterapista sia nella fase conservativa che in seguito ad un intervento chirurgico. Il fisioterapista agisce attivamente consigliando ad esempio scarpe e tutori, oppure consigliando attività sportive alternative. Può inoltre agire tramite mobilitazioni delle articolazioni della punta del piede, attraverso mobilizzazioni di terapia manuale che aiutano ad allungare delicatamente i tessuti e incoraggiano le articolazioni a muoversi nella loro normale gamma di movimento.
Per la cura dell’alluce valgo i fisioterapisti possono avvalersi anche delle seguenti terapie fisiche:
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Il Neuroma di Morton è una patologia irritativa e cronica di uno o più rami del nervo interdigitale che innerva le dita del piede, solitamente risulta interessato il ramo interdigitale situato fra il III e il IV dito. Si manifesta come un dolore tra le dita del piede, fra la base del terzo e del quarto dito, e porta il nervo a produrre tessuto cicatriziale attorno ad esso, facendone aumentare le dimensioni fino anche a quelle di una biglia.
Le cause non sono del tutto conosciute. Viene cjhiamato neuroma ma in realtà non si tratta di un vero e proprio neuroma piuttosto di una “neuropatia da intrappolamento” provocata da una iperestensione cronica delle dita che produce un irrigidimento e una irritazione del nervo dal legamento trasverso del metatarso.
Alcuni ipotizzano far le casue una probabile ischemia del nervo oppure una condizione infiammatoria di una borsa sierosa situata vicino al nervo interdigitale.
Anche se le cause non sono chiare sono ben noti invece i fattori di rischio che possono essere:

Il quadro sintomatico del Neuroma di Morton è caratterizzato da vari elementi:
Per questo motivo si ha difficoltà a camminare, a stare in piedi, ad indossare scarpe strette o con il tacco e a fare sport, in particolare la corsa che compromette ulteriormente il nervo interdigitale.
La diagnosi per il Neuroma di Morton non è affatto semplice, normalmente il medico richiederà di effettuare una radiografia per controllare lo stato scheletrico del piede, e successivamente una risonanza magnetica per studiare i tessuti molli, tra cui il nervo interessato.
I rimedi per il Neuroma di Morton sono diversi, a grandi linee possiamo suddividerli in chirurgici e conservativi. La chirurgia per questa condizione clinica consiste nell’asportazione completa del neuroma.
Trattandosi però di una pratica invasiva, si tende a considerarla come l’ultima spiaggia, e si effettua solo quando i metodi conservativi non hanno dato l’effetto sperato.
La fisioterapia con tecniche manuali integrate a mezzi fisici ad alta tecnologia può portare alla risoluzione completa dei sintomi. Le tecniche manuali più utilizzate sono le mobilizzazioni delle articolazioni del piede (in particolare delle dita) e le mobilizzazioni dei tessuti molli che avvengono con particolari tecniche di massaggio.
I mezzi fisici più adatti a questo tipo di condizione sono:
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di dr. Simone Prasti
L’osteoporosi consiste in una degenerazione della densità minerale ossea e quindi un deterioramento della struttura dell’osso che crea un aumento della sua fragilità e quindi un aumentato rischio di fratture.
È una malattia sistemica dell’apparato scheletrico che ha inizio in menopausa e post-menopausa o che può essere generata a seguito di utilizzo di determinati farmaci nel medio-lungo periodo.
Le ossa costituiscono un tessuto vivo, in cui abbiamo un riassorbimento delle cellule vecchie e una disposizione di cellule nuove e all’età di 20 anni circa si verifica il picco di densità ossea in cui la disposizione di nuove cellule supera di gran lunga il riassorbimento, generando un aumento continuo di densità e forza.
Con il sopraggiungere dell’età avanzata e i cambi ormonali, si verifica invece un aumento del riassorbimento generando una diminuzione della densità e della forza.

È correlata a diversi fattori ma le cause principali sono:
L’osteoporosi è una materia di competenza di specialisti come: reumatologo, geriatra, endocrinologo, ortopedico e oncologo e l’esame d’élite per riscontrare questo tipo di patologia è senz’altro la M.O.C. o densitometria ossea che permette di vedere la densità dell’osso a livello delle teste femorali e della colonna lombare e può calcolare il rischio fratture.
Non ci sono sintomi evidenti, se non un maggior aumento alla predisposizione di fratture, per questo è importante monitorare la situazione in età avanzata e nelle donne subito dopo la menopausa.
Attualmente le terapie maggiormente utilizzate sono la somministrazione di integratori a base di vitamina D e nei casi di osteoporosi piu grave il ricorso a terapia farmacologica con bisfofonati, ma negli ultimi anni tantissime ricerche scientifiche hanno dimostrato una regressione dell’incidenza di osteoporosi nei soggetti che effettuano terapie fisioterapiche specifiche.
Prima di parlare delle terapie è importante specificare che ci sono diversi livelli di riduzione della densità ossea, riscontrabili, come detto, attraverso l’esame M.O.C.:
Le terapie indicate in ogni situazione riguardano un adeguato stato metabolico e di benessere fisico in generale, quindi uno STILE DI VITA CORRETTO.
I parametri infatti che migliorano lo stile di vita di una persona e consentono di avere un buon metabolismo cellulare sono:
Proprio questi infatti, man mano che da normalità passiamo ad osteopenia e ad osteoporosi, sono i parametri su cui focalizzarsi in maniera sempre più specifica in base al progredire della patologia, controllando cosi in modo molto soddisfacente questa condizione ed addirittura ridurla o farla regredire e minimizzando significativamente il rischio fratture.
Il primo step della cura inizia con l’integrazione, su suggerimento del medico specialista, di vitamina D e lavorando con tecnologie come L.I.M.F.A. therapy, che aiutano a stimolare il metabolismo osseo favorendone la rigenerazione con un percorso specifico che va da una fase di miglioramento e rigenerazione ad una di stabilizzazione dei risultati ottenuti.
Successivamente alla fase di miglioramento/rigenerazione, si va ad inserire l’esercizio terapeutico…
Il tema dell’esercizio terapeutico richiederebbe un capitolo a parte poiché non parliamo esclusivamente di semplici esercizi da fare in palestra o in gruppo, ma di UNA VERA E PROPRIA TERAPIA, mirata a creare STABILITA’, EQUILIBRIO E FORZA studiata direttamente sulle esigenze, sull’età, sullo stile di vita e sulle necessità del paziente, in modo da attivare ancor più il metabolismo cellulare e quello osseo nello specifico e creare tra l'altro un miglioramento dei movimenti, della coordinazione e come detto precedentemente, della stabilità e della forza, in grado di ridurre e minimizzare il rischio fratturativo.
Innumerevoli studi scientifici dimostrano l’efficacia dell’esercizio e dell’attività fisica specifica in tutti gli aspetti della riabilitazione ed ancor di più nell’ambito dell’osteoporosi!
Chiaramente il lavoro individuale è strutturato in una fase di miglioramento delle abilità motorie e ripristino all’attività fisica, per poi passare in gruppi di lavoro e in attività di gruppo che dovranno diventare un vero e proprio stile di vita basato sul movimento.
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Il ginocchio è l'articolazione più grande del corpo umano, sottopopsta a mille sollecitazioni... e quindi spesso può essere oggetto di dolore. La Gonalgia è il termine medico che si utilizza per indicare un dolore al ginocchio, sintomo diffuso che colpisce persone di tutte le età.
Si tratta di un’articolazione particolare, sebbene sia considerata come un’unica articolazione anatomica, in realtà dal punto di vista funzionale ne comprende due, ovvero l'articolazione femoro-rotulea e l'articolazione femoro – tibiale.
Questa articolazione è dotata di una buona rete di legamenti che provvedono alla sua stabilità. Questi sono:
Ogni ginocchio è poi provvisto di due menischi: il menisco mediale e il menisco laterale. Il menisco ha la funzione di stabilizzare i movimenti del ginocchio.
Il gruppo muscolare che consente di muovere il ginocchio è formato da vari muscoli, fra cui Il bicipite femorale, Il semimembranoso, Il sartorio, Il popliteo esterno e interno, Il quadricipite e i due gemelli (rispettivamente mediale e laterale) del gastrocnemio.

Tra le cause più comuni ci sono sicuramente le infiammazioni o lesioni al tendine rotuleo, frattura della rotula, lesione o problematiche ai legamenti crociati. Talvolta capita che si verifichi la triplice lesione di: legamento crociato anteriore, legamento collaterale mediale e menisco mediale.
Una condizione molto diffusa nelle sintomatologie del ginocchio è la sindrome femoro-rotulea (Condropatia femoro-rotulea), la condizione dolorosa che colpisce l’articolazione tra femore e rotula e che si presenta soprattutto in coloro che praticano sport in cui sovraccaricano questa articolazione come il ciclismo e il running.
Altra condizioen diffusa per chi ha dolore nella parte anteriore del ginocchio è la Tendinite Rotulea, un’infiammazione del tendine rotuleo che si verifica in condizioni di sovraccarico funzionale o in pazienti che hanno subito operazioni importanti o microtraumi ripetuti nel tempo.nsità ossea in base all’età
Si verifica nel caso di infiammazioni e lesioni alle corna posteriori dei menischi, di contrattura al muscolo popliteo e la presenza sintomatica della Cisti di Baker (la presenza di una sacca che contiene liquido sinoviale e che si forma nella cavità poplitea che è la parte posteriore del ginocchio, motivo per cui è detta anche “cisti poplitea”).
Si verifica nel caso di lesioni al legamento collaterale laterale, al menisco esterno o anche da una frattura alla testa del perone.
Talvolta anche la sindrome della bendelletta ileo tibiale può produrre dolore in questo compartimento del ginocchio.
Si avverte nel caso di lesioni al legamento collaterale mediale, al menisco mediale, all’inserzione dei tendini della zampa d’oca.
Il legamento collaterale potrebbe lesionarsi nel caso di traumi improvvisi in cui il ginocchio va incontro a un brusco movimento in valgismo. La zampa d’oca spesso si infiamma a seguito di sovraccarichi della muscolatura dei muscoli sartorio, gracile e semitendinoso.
Il quadro sintomatico della lesione o infiammazione meniscale ha delle caratteristiche specifiche a seconda del livello in cui avviene la lesione e in base al tipo di menisco interessato: menisco laterale o menisco mediale.
Nel caso di dolore al ginocchio e anche di un trauma distorsivo o contusivo, è consigilabile consultare prima possibile il medico di base o di recarsi al pronto soccorso. Se non hai modo di raggiungerli subito, oppure durante il viaggio ti consigliamo di attuare il protocollo RICE:
R: rest, riposo
I: ice, ghiaccio
C: compressione, effettuando una fasciatura di contenimento
E: elevazione, mantenere l’arto elevato rispetto alla posizione normale di riposo
In caso di patologie gravi o eventi tramautici si ricorre molto spesso alla chirurgia. I principali interventi che si eseguono per condizioni che causano dolore al ginocchio sono:
Quando il trattamento non è chirurgico il fisioterapista è il professionista sanitario capace di prendere in carico il paziente e accompagnarlo in un percorso terapeutico specifico in reazione alle cause del dolore al ginocchio. Il percorso fisioterapico per il recupero del ginocchio si basa sull’integrazione dei seguenti aspetti:
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