
Se soffri di dolore alla schiena, la causa potrebbe essere l'ernia del disco. Secondo le statistiche, il mal di schiena e la lombalgia sono in aumento nelle popolazioni occidentali a causa della vita sedentaria, del poco sport e dello stress.
L’ernia del disco è una condizione che non presenta necessariamente dolore. Nei casi più gravi provoca addormentamento degli arti, cedimenti muscolari degli arti e blocco alla schiena. Una diagnosi accurata di ernia del disco è necessaria per conoscere la gravità della situazione e capire quale intervento prendere. Nella maggior parte dei casi, la fisioterapia può aiutare a migliorare la salute del paziente e recuperare una buona mobilità rinforzando la colonna vertebrale.
In quest’articolo spieghiamo cos’è l’ernia del disco e quali sono i rimedi per trattarla.

L’ernia del disco, o ernia espulsa, è una patologia della colonna vertebrale che si verifica quando il nucleo polposo fuoriesce dall’anulus fibroso che comprime i nervi e può provocare dolore, formicolio, debolezza o intorpidimento.
L’anulus fibroso è il rivestimento che protegge il nucleo polposo, una sostanza gelatinosa che funge da ammortizzatore tra le vertebre, permettendo alla colonna vertebrale di assorbire gli shock quotidiani: camminare, saltare o altro, senza accusare dolore.
Quando il nucleo polposo esce dall’anulus fibroso si va incontro all’ernia.
Ma quali sono le cause dell’ernia del disco?
Non necessariamente avere un’ernia vuol dire accusare dolore. Nei casi più gravi, si possono avere:
Ma come si diagnostica l’ernia del disco? La diagnosi avviene tramite una visita che comprende un accurato esame neurologico e tramite esami diagnostici che aiutano a capire la gravità, come:
La fisioterapia, la maggior parte delle volte, può risolvere il problema di ernia discale con un trattamento conservativo che va a lavorare su:
La risoluzione completa porta, infatti, il paziente al ritorno allo sport. Nei casi più gravi, che sono una piccola percentuale, si richiede la chirurgia.
Non è sempre possibile prevenire l’ernia del disco. Tuttavia, alcuni accorgimenti e sane abitudini possono mantenere la colonna vertebrale in buona salute, come:
Fisioglobe, studio di fisioterapia a Roma zona Aurelia, è in grado di consigliarti e seguirti nel caso avessi un problema di ernia del disco. Una terapia cucita sulla tua persona e sulle tue esigenze… la salute su misura per te!
Il team di Fisioglobe è qui per aiutarti a risolvere il tuo problema
e, di conseguenza, migliorare la tua qualità di vita.
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Mal di testa? Potrebbe trattarsi di cefalea muscolo tensiva. Un mal di testa che colpisce molte persone e provoca una sensazione di dolore simile a una pressione che può diventare debilitante e influenzare negativamente la produttività e il benessere generale.
Come soluzione, si ricorre spesso all’assunzione di farmaci che non risolvono il problema, ma creano dipendenza. L’unica strada da prendere, quando si soffre di cefalea tensiva, è la fisioterapia che aiuta a ridurre il dolore migliorando la qualità di vita del paziente.
In quest’articolo vediamo cos’è la cefalea muscolo tensiva e come la fisioterapia può aiutarti a superare il problema e recuperare il benessere.

La cefalea tensiva è un mal di testa che di solito parte con un dolore dietro al collo e prosegue lungo le tempie. Colpisce circa il 50% della popolazione europea ed è caratterizzato da un dolore che va da lieve a moderato.
Questo tipo di cefalea, a differenza della classica emicrania, non provoca nausea, ma può rivelarsi spiacevole e portare a una ridotta produttività. Per questo è importante capirne l’origine e procedere con la giusta terapia. Ma quali sono le cause scatenanti?
La cefalea muscolo tensiva è causata soprattutto da problemi di postura o dei muscoli nella zona cervicale, dovuta all’assunzione di posizioni scorrette per lunghi periodi. Oltre alla postura scorretta, a favorire l’insorgere di cefalea tensiva possono essere lo stress, disturbi del sonno, dolore al collo e alla mascella, affaticamento degli occhi.
I sintomi variano da persona a persona, ma in generale il dolore è persistente, ed è localizzato nella parte posteriore del cranio sotto la nuca. Altre persone, invece, sperimentano il famoso “cerchio alla testa” che si concentra all’altezza degli occhi e delle tempie, o diffuso per tutto il cranio.
La cefalea tensiva può essere episodica o cronica, vediamo nello specifico quali sono i sintomi:
Quali sono i rimedi contro la cefalea muscolo tensiva?
La maggior parte delle persone ricorre ai farmaci per alleviare il dolore. Una soluzione che non risolve il problema, ma lo allontana temporaneamente per poi ripresentarsi e creare un circolo vizioso che porta alla dipendenza da medicinali.
L’unica strada da prendere, per la cefalea muscolo-tensiva è la fisioterapia che risolve il problema in modo duraturo e concreto.
Per prevenire o ridurre la comparsa di cefalea muscolo tensiva, è importante assicurarsi di mantenere una buona postura durante il lavoro e le attività quotidiane. Inoltre, gestire lo stress, avere un riposo adeguato, fare regolarmente esercizio fisico, evitare la tensione oculare (soprattutto se si lavora al computer), può aiutare a prevenire questo tipo di disturbo.
In generale bisogna cercare di adottare uno stile di vita sano.
La fisioterapia può contribuire a migliorare la cefalea muscolo tensiva lavorando sulle tensioni muscolari e favorendo il benessere complessivo. Vediamo come la fisioterapia agisce sul problema:
Fisioglobe, studio di fisioterapia a Roma zona Aurelia, è in grado di consigliarti e seguirti nel caso avessi un problema di cefalea. Una terapia cucita sulla tua persona e sulle tue esigenze… la salute su misura per te!
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Se accusi dolore nella zona lombare, lungo l’esterno del gluteo, il quadricipite e l’interno coscia, potrebbe trattarsi di lombocruralgia. Una condizione medica che colpisce soprattutto gli over cinquanta e che può insorgere per più cause. Spesso viene confusa con la lombosciatalgia, in realtà sono due disturbi diversi e richiedono due specifici trattamenti.
La fisioterapia può trattare questa condizione e aiutare il paziente a ridurre il dolore, recuperando la mobilità attraverso esercizi mirati.
In quest’articolo ti spieghiamo cos’è la lombocruralgia e come si cura, per recuperare le normali attività quotidiane senza dolore.

La lombocruralgia è una condizione medica che provoca dolore alla schiena e nelle zone percorse dal nervo crurale. Il termine lombocruralgia richiama le caratteristiche principali della condizione a cui fa riferimento. Infatti, “lombo” sta per zona lombare, “crurale” indica la regione anatomica che interessa il nervo crurale. Mentre il termine “algia” significa dolore.
Il nervo crurale (o nervo femorale), è un nervo che si trova nella gamba e attraversa l’inguine, la coscia e parte del piede. Quando si infiamma può causare dolore, formicolio, debolezza dell’arto e intorpidimento della zona interessata.
Secondo alcune ricerche, a soffrirne di più sono gli over cinquanta. Tuttavia, chiunque può accusare una lombocruralgia per diverse cause, vediamo quali:
Fattori di rischio:
Per ridurre quanto più possibile il rischio di cruralgia, è importante mantenere una vita equilibrata, una sana alimentazione ed esercizio fisico
La lombocruralgia, si confonde spesso con la lombosciatalgia, ma sono due condizioni diverse. La sciatalgia, infatti, da addormentamento, formicolio e scosse elettriche lungo la parte posteriore della gamba fino all'esterno del piede.
Invece, la cruralgia è una condizione che provoca dolore, formicolio, addormentamento e scosse elettriche lungo il quadricipite, la zona inguinale e la parte interna della gamba fino al piede.
Prima di procedere al trattamento per la lombocruralgia, è importante un esame diagnostico:
Il trattamento fisioterapico personalizzatoe specifico è la soluzione migliore per risolvere il problema. Vediamo come:
Per personalizzare il piano di trattamento è comunque necessaria una valutazione accurata da parte di un professionista.
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Lo strappo e la distrazione muscolare sono l’incubo degli atleti! Colpiscono maggiormente le gambe, ma possono interessare altre parti del corpo. A differenza dello stiramento muscolare, la distrazione è una condizione in cui si verifica la rottura delle fibre del muscolo, e può essere più o meno grave.
A seconda della gravità dello strappo, ci sono tempi di recupero più o meno lunghi, dove è importante mantenersi a riposo e trattare la lesione con interventi specifici.
In quest’articolo ti spieghiamo cos’è la distrazione muscolare e come si tratta.

La distrazione muscolare (o strappo muscolare) è una lesione più o meno grave che causa la rottura di alcune fibre che compongono il muscolo. Si verifica quando le fibre muscolari vengono tirate oltre i limiti, per questo si danneggiano.
Questa lesione muscolare viene classificata in tre gradi, in base al numero di fibre coinvolte:
Quali sono i sintomi dello strappo muscolare?
A seconda della gravità, i sintomi più comuni sono dolore acuto e irrigidimento del muscolo che nel peggiore dei casi non consente il movimento. Nelle lesioni di secondo e terzo grado, possono presentarsi edemi e rigonfiamenti.
Vediamo cosa fare in caso di strappo muscolare.
In generale sarebbe meglio sospendere l’attività e immobilizzare la zona colpita. Se l’atleta è impossibilitato a interrompere l’attività e la lesione non è grave, può proseguire con il rischio di aggravarsi successivamente.
In casi gravi, la sospensione dell’attività è d’obbligo. In ogni caso, è buona norma applicare subito un impacco freddo ed evitare qualsiasi fonte di calore.
Le parti interessate in questa lesione, sono generalmente i muscoli della coscia (adduttori, quadricipite) e della gamba (tricipite surale).
Vediamo quali sono le cause più comuni:
Per diagnosticare la distrazione muscolare, lo specialista deve conoscere la storia clinica del paziente, come si è procurato la lesione e quali sono i sintomi. Si procede con l’esame fisico per esaminare l’area interessata, valutando la forza muscolare, capacità di movimento e intensità del dolore. A seconda della gravità potrebbe essere necessario eseguire un’ecografia o risonanza magnetica.
Vediamo ora come trattare la distrazione muscolare.
La fisioterapia svolge un ruolo importante nel trattamento di strappi muscolari:
Ma quali sono i tempi di recupero della distrazione muscolare?
È importante quanto più possibile prevenire lo strappo muscolare attraverso il riscaldamento fisico prima dell’attività, e assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche idonee per sopportare lo sforzo. Anche l’abbigliamento è importante; coprirsi bene e mantenere i muscoli al caldo favorisce il rilassamento e l’elasticità dei muscoli.
Il consiglio che diamo è quello di non sottovalutare nessun sintomo doloroso e rivolgersi a specialisti se si sospetta una lesione, anche se in forma lieve.
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La borsite trocanterica, spesso denominata "bursite dell'anca" o "trocanterite", è una condizione dolorosa che colpisce la borsa trocanterica, una piccola sacca contenente liquido situata vicino all'articolazione dell'anca. Questa borsa ha il compito di ridurre l'attrito tra i muscoli, i tendini e le ossa durante il movimento. Quando la borsa si infiamma, può provocare dolore e disagio significativi.

Si tratta di una patologia più frequente nel sesso femminile dopo i 50 anni e spesso è bilaterale, ovvero colpisce entrambe le anche, ma in misura diversa.
Le cause della borsite trocanterica possono essere molteplici. Tra le più comuni troviamo:
Il sintomo principale della borsite trocanterica è l’insorgenza di un dolore acuto, di tipo infiammatorio, in corrispondenza della punta dell’osso dell’anca interessata. Gli altri segnali possono essere:
Nelle fasi iniziali, il dolore è di norma localizzato nella zona del fianco e può irradiarsi lungo la fascia laterale della coscia. La localizzazione del dolore permette di distinguere la borsite trocanterica sia dalla borsite dell’ileopsoas, che ha un dolore localizzato in una sede più centrale del bacino e che si irradia verso l’inguine, sia dalla sciatica, il cui dolore insorge tipicamente a livello della zona lombare (gluteo), per irradiarsi poi alla parte posteriore della gamba.
Le cause più comuni sono:
Prevenire la borsite trocanterica implica adottare una serie di misure preventive:
Il trattamento della borsite trocanterica è nella quasi totalità dei casi di tipo conservativo: riposo (ma non l’immobilità), impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, come diclofenac o piroxicam), modificazioni dello stile di vita, terapie fisiche e, eventualmente, infiltrazioni di corticosteroidi.
La Fisioterapia può aiutare molto attraverso esercizi specifici (stretching mirato) che possono migliorare la flessibilità e la forza dei muscoli circostanti, riducendo l'attrito sulla borsa. In alcuni casi, lo specialista può proporre anche la terapia con laser ad alta intensità oppure con ultrasuoni o onde d’urto, più utili quando il problema è diventato cronico.
In rari casi, quando gli altri trattamenti non sono efficaci, può essere necessaria un'operazione per rimuovere la borsa infiammata. All’intervento chirurgico si ricorre soltanto se i trattamenti conservativi sono risultati inefficaci, cosa che avviene raramente.
La diagnosi della borsite trocanterica generalmente inizia con un esame fisico e una revisione della storia clinica del paziente. Il medico può eseguire test specifici per valutare la mobilità e la sensibilità dell'anca. In alcuni casi, possono essere richiesti esami di imaging come radiografie, risonanze magnetiche (MRI) o ecografie per escludere altre condizioni.
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