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Ernia del disco: cos'è, cause, sintomi e come si cura

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Pubblicato: 30 Novembre -0001
Visite: 2439

Ernia del disco: cos'è, cause, sintomi e come si cura

Se soffri di dolore alla schiena, la causa potrebbe essere l'ernia del disco. Secondo le statistiche, il mal di schiena e la lombalgia sono in aumento nelle popolazioni occidentali a causa della vita sedentaria, del poco sport e dello stress.

L’ernia del disco è una condizione che non presenta necessariamente dolore. Nei casi più gravi provoca addormentamento degli arti, cedimenti muscolari degli arti e blocco alla schiena. Una diagnosi accurata di ernia del disco è necessaria per conoscere la gravità della situazione e capire quale intervento prendere. Nella maggior parte dei casi, la fisioterapia può aiutare a migliorare la salute del paziente e recuperare una buona mobilità rinforzando la colonna vertebrale.

In quest’articolo spieghiamo cos’è l’ernia del disco e quali sono i rimedi per trattarla.

ernia del disco

Cos’è l’ernia del disco e quali sono le cause

L’ernia del disco, o ernia espulsa, è una patologia della colonna vertebrale che si verifica quando il nucleo polposo fuoriesce dall’anulus fibroso che comprime i nervi e può provocare dolore, formicolio, debolezza o intorpidimento.

L’anulus fibroso è il rivestimento che protegge il nucleo polposo, una sostanza gelatinosa che funge da ammortizzatore tra le vertebre, permettendo alla colonna vertebrale di assorbire gli shock quotidiani: camminare, saltare o altro, senza accusare dolore.

Quando il nucleo polposo esce dall’anulus fibroso si va incontro all’ernia.

Ma quali sono le cause dell’ernia del disco?

  • traumi alla colonna vertebrale: cadute sulla schiena o torsioni anomale,
  • attività sportive pesanti: nel caso del sollevamento di pesi eccessivi,
  • progressiva degenerazione discale: con l’invecchiamento i dischi si possono usurare
  • problemi di obesità: un peso eccessivo può aumentare la pressione sui dischi intervertebrali
  • predisposizione: molte persone possono essere suscettibili all’ernia del disco per fattori genetici

Sintomi dell’ernia discale

Non necessariamente avere un’ernia vuol dire accusare dolore. Nei casi più gravi, si possono avere:

  • formicolio e addormentamento lungo gli arti: a causa della compressione dei nervi,
  • scosse o cedimenti muscolari degli arti: a causa della compressione dei nervi che influenzano la funzione muscolare,
  • dolori o blocchi ripetuti come il colpo della strega: riferito al dolore improvviso e acuto nella parte bassa della schiena.

Ma come si diagnostica l’ernia del disco? La diagnosi avviene tramite una visita che comprende un accurato esame neurologico e tramite esami diagnostici che aiutano a capire la gravità, come:

  • radiografia: per escludere la presenza di altre patologie o disturbi
  • risonanza magnetica: per valutare l’esatta posizione dell’ernia e il suo contatto con i nervi.

Rimedi e cura dell’ernia del disco

La fisioterapia, la maggior parte delle volte, può risolvere il problema di ernia discale con un trattamento conservativo che va a lavorare su:

  • riduzione del dolore: la fisioterapia mira a ridurre il dolore attraverso diverse tecniche, tra cui esercizi di mobilitazione e pratiche manuali
  • recupero della mobilità e della postura: la fisioterapia aiuta a recuperare la mobilità articolare, la flessibilità muscolare e corregge la postura per prevenire ulteriori danni alla colonna vertebrale
  • rinforzo di tutta la colonna vertebrale: attraverso esercizi mirati, come ad esempio gli esercizi McKenzie, la colonna vertebrale viene stabilizzata e rinforzata.

La risoluzione completa porta, infatti, il paziente al ritorno allo sport. Nei casi più gravi, che sono una piccola percentuale, si richiede la chirurgia.

Come prevenire l’ernia del disco

Non è sempre possibile prevenire l’ernia del disco. Tuttavia, alcuni accorgimenti e sane abitudini possono mantenere la colonna vertebrale in buona salute, come:

  • mantenere una postura corretta: una buona postura è fondamentale per la salute della colonna vertebrale
  • praticare esercizio fisico regolare: essenziale per mantenere la forza e la flessibilità dei muscoli della schiena
  • evitare la sedentarietà: è di cruciale importanza mantenere uno stile di vita attivo
  • saper gestire lo stress: lo stress cronico può influenzare la salute della colonna vertebrale
  • mantenere un peso salutare: l'eccesso di peso può mettere pressione sulla colonna vertebrale

Cosa può fare fisioglobe

Fisioglobe, studio di fisioterapia a Roma zona Aurelia, è in grado di consigliarti e seguirti nel caso avessi un problema di ernia del disco. Una terapia cucita sulla tua persona e sulle tue esigenze… la salute su misura per te!

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Cefalea muscolo tensiva: cos’è e come trattarla al meglio

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Pubblicato: 30 Novembre -0001
Visite: 2819

Cefalea muscolo tensiva: cos’è e come trattarla al meglio

Mal di testa? Potrebbe trattarsi di cefalea muscolo tensiva. Un mal di testa che colpisce molte persone e provoca una sensazione di dolore simile a una pressione che può diventare debilitante e influenzare negativamente la produttività e il benessere generale.

Come soluzione, si ricorre spesso all’assunzione di farmaci che non risolvono il problema, ma creano dipendenza. L’unica strada da prendere, quando si soffre di cefalea tensiva, è la fisioterapia che aiuta a ridurre il dolore migliorando la qualità di vita del paziente.

In quest’articolo vediamo cos’è la cefalea muscolo tensiva e come la fisioterapia può aiutarti a superare il problema e recuperare il benessere.

cefalea muscolo tensiva

Cos’è la cefalea muscolo tensiva e quali sono le cause

La cefalea tensiva è un mal di testa che di solito parte con un dolore dietro al collo e prosegue lungo le tempie. Colpisce circa il 50% della popolazione europea ed è caratterizzato da un dolore che va da lieve a moderato.

Questo tipo di cefalea, a differenza della classica emicrania, non provoca nausea, ma può rivelarsi spiacevole e portare a una ridotta produttività. Per questo è importante capirne l’origine e procedere con la giusta terapia. Ma quali sono le cause scatenanti?

La cefalea muscolo tensiva è causata soprattutto da problemi di postura o dei muscoli nella zona cervicale, dovuta all’assunzione di posizioni scorrette per lunghi periodi. Oltre alla postura scorretta, a favorire l’insorgere di cefalea tensiva possono essere lo stress, disturbi del sonno, dolore al collo e alla mascella, affaticamento degli occhi.

Sintomi della cefalea muscolo tensiva

I sintomi variano da persona a persona, ma in generale il dolore è persistente, ed è localizzato nella parte posteriore del cranio sotto la nuca. Altre persone, invece, sperimentano il famoso “cerchio alla testa” che si concentra all’altezza degli occhi e delle tempie, o diffuso per tutto il cranio.

La cefalea tensiva può essere episodica o cronica, vediamo nello specifico quali sono i sintomi:

  • dolore bilaterale,
  • senso di pesantezza alla fronte,
  • dolore pressorio e non pulsante,
  • aumentata sensibilità alla luce e ai suoni.

Quali sono i rimedi contro la cefalea muscolo tensiva?

La maggior parte delle persone ricorre ai farmaci per alleviare il dolore. Una soluzione che non risolve il problema, ma lo allontana temporaneamente per poi ripresentarsi e creare un circolo vizioso che porta alla dipendenza da medicinali.

L’unica strada da prendere, per la cefalea muscolo-tensiva è la fisioterapia che risolve il problema in modo duraturo e concreto.

A cosa prestare attenzione per la cefalea tensiva

Per prevenire o ridurre la comparsa di cefalea muscolo tensiva, è importante assicurarsi di mantenere una buona postura durante il lavoro e le attività quotidiane. Inoltre, gestire lo stress, avere un riposo adeguato, fare regolarmente esercizio fisico, evitare la tensione oculare (soprattutto se si lavora al computer), può aiutare a prevenire questo tipo di disturbo.

In generale bisogna cercare di adottare uno stile di vita sano.

Come la fisioterapia può migliorare la cefalea muscolo tensiva

La fisioterapia può contribuire a migliorare la cefalea muscolo tensiva lavorando sulle tensioni muscolari e favorendo il benessere complessivo. Vediamo come la fisioterapia agisce sul problema:

  • prima di iniziare qualsiasi trattamento, il fisioterapista farà una prima valutazione per capire qual è il miglior approccio terapeutico,
  • Il fisioterapista, attraverso massaggi decontratturanti lavora sui muscoli e sui tessuti molli per ridurre la tensione,
  • la rieducazione posturale aiuta a correggere problemi di postura attraverso esercizi mirati che interessano allungamenti ed esercizi di rinforzo,
  • parte della terapia comporta istruire il paziente su quali sono le abitudini sane da adottare e come mantenere una postura corretta senza apportare ulteriore stress al nostro organismo

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Cos’è la lombocruralgia e come trattarla al meglio

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Pubblicato: 30 Novembre -0001
Visite: 3300

Cos’è la lombocruralgia e come trattarla al meglio

Se accusi dolore nella zona lombare, lungo l’esterno del gluteo, il quadricipite e l’interno coscia, potrebbe trattarsi di lombocruralgia. Una condizione medica che colpisce soprattutto gli over cinquanta e che può insorgere per più cause. Spesso viene confusa con la lombosciatalgia, in realtà sono due disturbi diversi e richiedono due specifici trattamenti.

La fisioterapia può trattare questa condizione e aiutare il paziente a ridurre il dolore, recuperando la mobilità attraverso esercizi mirati.

In quest’articolo ti spieghiamo cos’è la lombocruralgia e come si cura, per recuperare le normali attività quotidiane senza dolore.

lombocruralgia

Cos’è la lombocruralgia

La lombocruralgia è una condizione medica che provoca dolore alla schiena e nelle zone percorse dal nervo crurale. Il termine lombocruralgia richiama le caratteristiche principali della condizione a cui fa riferimento. Infatti, “lombo” sta per zona lombare, “crurale” indica la regione anatomica che interessa il nervo crurale. Mentre il termine “algia” significa dolore.

Il nervo crurale (o nervo femorale), è un nervo che si trova nella gamba e attraversa l’inguine, la coscia e parte del piede. Quando si infiamma può causare dolore, formicolio, debolezza dell’arto e intorpidimento della zona interessata.

Vediamo quali sono le cause più comuni di lombocruralgia e i fattori di rischio

Secondo alcune ricerche, a soffrirne di più sono gli over cinquanta. Tuttavia, chiunque può accusare una lombocruralgia per diverse cause, vediamo quali:

  • traumi – come una brusca caduta o un incidente
  • ernia del disco intervertebrale – derivato da un’ernia del disco o protrusione a livello delle vertebre lombari
  • compressione delle radici del nervo crurale – in cui il disco intervertebrale, nella zona lombare, esercita pressione sulle radici nervose del midollo spinale
  • irregolarità ossee – fratture vertebrali, osteoporosi o artrosi
  • errate abitudini posturali e obesità – possono aumentare il rischio di una lombocruralgia.

Fattori di rischio:

  • obesità – l’eccesso di peso può mettere pressione sulla colonna vertebrale,
  • stile di vita sedentario – la mancanza di attività fisica può indebolire i muscoli della schiena rendendo più probabile lo sviluppo di cruralgia
  • sforzi eccessivi – sollevare pesi in modo sbagliato piegando la schiena anziché le ginocchia
  • posture scorrette – soprattutto per lunghi periodi, possono mettere pressione sulla colonna vertebrale e sui nervi.

Per ridurre quanto più possibile il rischio di cruralgia, è importante mantenere una vita equilibrata, una sana alimentazione ed esercizio fisico

Sintomi della lombocruralgia e come si differenzia dalla lombosciatalgia

La lombocruralgia, si confonde spesso con la lombosciatalgia, ma sono due condizioni diverse. La sciatalgia, infatti, da addormentamento, formicolio e scosse elettriche lungo la parte posteriore della gamba fino all'esterno del piede.

Invece, la cruralgia è una condizione che provoca dolore, formicolio, addormentamento e scosse elettriche lungo il quadricipite, la zona inguinale e la parte interna della gamba fino al piede.

Diagnosi e Fisioterapia per trattare la lombocruralgia

Prima di procedere al trattamento per la lombocruralgia, è importante un esame diagnostico:

  • esame obiettivo e anamnesi – permette al professionista di conoscere i sintomi, quando sono insorti e le caratteristiche della sensazione dolorosa
  • visita neurologica – per conoscere la salute del nervo crurale e capire se i sintomi sono legati a questo nervo o a un altro nervo periferico dell’arto inferiore
  • esami radiologici – i raggi X, la risonanza magnetica e la tac alla colonna vertebrale servono a conoscere le possibili cause della lombocruralgia
  • elettromiografia – serve a conoscere la capacità del sistema nervoso di regolare e coordinare l’attività muscolare. Quest’esame serve a stabilire se il nervo crurale è il responsabile dei sintomi a livello motorio.

Il trattamento fisioterapico personalizzatoe specifico è la soluzione migliore per risolvere il problema. Vediamo come:

  • riduzione del dolore – attraverso tecniche come la terapia manuale, il massaggio o l’ozonoterapia, è possibile ridurre il dolore
  • esercizi specifici – per rafforzare i muscoli della schiena, migliorare la postura e aumentare la flessibilità, per prevenire recidive e migliorare la funzionalità
  • rieducazione posturale – correggere eventuali squilibri posturali che potrebbero influenzare il nervo crurale
  • tecniche di mobilitazione articolare – per migliorare la mobilità della colonna vertebrale e ridurre la compressione sul nervo crurale.

Per personalizzare il piano di trattamento è comunque necessaria una valutazione accurata da parte di un professionista.

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Strappo e distrazione muscolare: cosa sono, sintomi e trattamenti

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Pubblicato: 30 Novembre -0001
Visite: 3447

Strappo e distrazione muscolare: cosa sono, sintomi e trattamenti

Lo strappo e la distrazione muscolare sono l’incubo degli atleti! Colpiscono maggiormente le gambe, ma possono interessare altre parti del corpo. A differenza dello stiramento muscolare, la distrazione è una condizione in cui si verifica la rottura delle fibre del muscolo, e può essere più o meno grave.

A seconda della gravità dello strappo, ci sono tempi di recupero più o meno lunghi, dove è importante mantenersi a riposo e trattare la lesione con interventi specifici.

In quest’articolo ti spieghiamo cos’è la distrazione muscolare e come si tratta.

strappo e distrazione muscolare

Cos’è la distrazione muscolare

La distrazione muscolare (o strappo muscolare) è una lesione più o meno grave che causa la rottura di alcune fibre che compongono il muscolo. Si verifica quando le fibre muscolari vengono tirate oltre i limiti, per questo si danneggiano.

Questa lesione muscolare viene classificata in tre gradi, in base al numero di fibre coinvolte:

  1. lesione di primo grado – sono danneggiate poche fibre e si avverte un fastidio leggero che si accentua con la contrazione muscolare o l’allungamento,
  2. lesione di secondo grado – sono coinvolte più fibre, per questo aumenta la gravità. Il dolore viene percepito come una fitta, in seguito a una violenta contrazione muscolare. In questo caso, lo sportivo può comunque continuare la sua attività,
  3. lesione di terzo grado - in questo caso sono coinvolte un alto numero di fibre (lacerazione), per cui la lesione diventa gravissima. Questa lesione si avverte alla palpazione come un rigonfiamento. Il dolore è molto violento e comporta un’impossibilità di movimento.

Quali sono i sintomi dello strappo muscolare?

A seconda della gravità, i sintomi più comuni sono dolore acuto e irrigidimento del muscolo che nel peggiore dei casi non consente il movimento. Nelle lesioni di secondo e terzo grado, possono presentarsi edemi e rigonfiamenti.

Vediamo cosa fare in caso di strappo muscolare.

In generale sarebbe meglio sospendere l’attività e immobilizzare la zona colpita. Se l’atleta è impossibilitato a interrompere l’attività e la lesione non è grave, può proseguire con il rischio di aggravarsi successivamente.
In casi gravi, la sospensione dell’attività è d’obbligo. In ogni caso, è buona norma applicare subito un impacco freddo ed evitare qualsiasi fonte di calore.

Cause comuni della distrazione muscolare

Le parti interessate in questa lesione, sono generalmente i muscoli della coscia (adduttori, quadricipite) e della gamba (tricipite surale).

Vediamo quali sono le cause più comuni:

  • contrazione muscolare – quando il muscolo non è adeguatamente riscaldato si irrigidisce e diventa più vulnerabile allo agli strappi,
  • allungamento eccessivo – movimenti che superano i limiti di resistenza delle fibre muscolari,
  • colpi e traumi – tipici negli sport di contatto dove si subiscono colpi diretti sui muscoli.

Diagnosi e come trattare uno strappo muscolare

Per diagnosticare la distrazione muscolare, lo specialista deve conoscere la storia clinica del paziente, come si è procurato la lesione e quali sono i sintomi. Si procede con l’esame fisico per esaminare l’area interessata, valutando la forza muscolare, capacità di movimento e intensità del dolore. A seconda della gravità potrebbe essere necessario eseguire un’ecografia o risonanza magnetica.

Vediamo ora come trattare la distrazione muscolare.

La fisioterapia svolge un ruolo importante nel trattamento di strappi muscolari:

  • valutazione specifica – il fisioterapista valuta la gravità per pianificare il programma adeguato,
  • esercizi di stretching e rafforzamento – si procede con esercizi specifici per migliorare la flessibilità e la forza muscolare, per assicurare una corretta guarigione,
  • tecniche di mobilizzazione – il fisioterapista può procedere con tecniche manuali per migliorare la mobilità articolare e ridurre l’infiammazione,
  • ultrasuoni e laser terapia – tecniche per ridurre il dolore e accelerare i tempi di guarigione,
  • educazione e prevenzione – il fisioterapista può insegnare come evitare movimenti o attività che potrebbero danneggiare ulteriormente il muscolo ed evitare future lesioni,
  • graduale reintegrazione – una volta che il muscolo è guarito, il fisioterapista, aiuta il paziente a tornare gradualmente alle sue normali attività.

Ma quali sono i tempi di recupero della distrazione muscolare?

  • lesioni di primo grado – un paio di settimane a riposo sono sufficienti per il recupero. In questo periodo è necessario assumere antinfiammatori ed eseguire degli esercizi di stretching,
  • lesioni di secondo grado – i tempi di guarigione sono più lunghi e possono variare da 15 a 30 giorni. In questo caso, è importante seguire un percorso di riabilitazione,
  • lesioni di terzo grado – può essere necessario un intervento chirurgico. Tra le terapie fisiche, la tecarterapia si è rivelata molto efficace per dimezzare i tempi di recupero.

Come prevenire lo strappo muscolare

È importante quanto più possibile prevenire lo strappo muscolare attraverso il riscaldamento fisico prima dell’attività, e assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche idonee per sopportare lo sforzo. Anche l’abbigliamento è importante; coprirsi bene e mantenere i muscoli al caldo favorisce il rilassamento e l’elasticità dei muscoli.

Il consiglio che diamo è quello di non sottovalutare nessun sintomo doloroso e rivolgersi a specialisti se si sospetta una lesione, anche se in forma lieve.

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Borsite trocanterica, un dolore all'anca che non va ignorato

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Pubblicato: 30 Novembre -0001
Visite: 2467

Borsite trocanterica, un dolore all'anca che non va ignorato

La borsite trocanterica, spesso denominata "bursite dell'anca" o "trocanterite", è una condizione dolorosa che colpisce la borsa trocanterica, una piccola sacca contenente liquido situata vicino all'articolazione dell'anca. Questa borsa ha il compito di ridurre l'attrito tra i muscoli, i tendini e le ossa durante il movimento. Quando la borsa si infiamma, può provocare dolore e disagio significativi.

borsite trocanterica

Cause

Si tratta di una patologia più frequente nel sesso femminile dopo i 50 anni e spesso è bilaterale, ovvero colpisce entrambe le anche, ma in misura diversa.

Le cause della borsite trocanterica possono essere molteplici. Tra le più comuni troviamo:

  1. Trauma o lesioni: Un impatto diretto sull'anca o cadute possono provocare infiammazione.
  2. Movimenti ripetitivi: Attività come la corsa, il ciclismo o la camminata eccessiva possono causare attrito eccessivo sulla borsa.
  3. Disallineamento dell'anca o delle gambe: Differenze nella lunghezza delle gambe o problemi posturali possono aumentare il rischio.
  4. Malattie sottostanti: Condizioni come l'artrite reumatoide o le infezioni possono contribuire all'infiammazione della borsa.
  5. Interventi chirurgici: Operazioni all'anca possono lasciare la zona vulnerabile a infiammazioni successive.

Sintomi e cause della borsite trocanterica

Il sintomo principale della borsite trocanterica è l’insorgenza di un dolore acuto, di tipo infiammatorio, in corrispondenza della punta dell’osso dell’anca interessata. Gli altri segnali possono essere:

  • Dolore localizzato: Solitamente sul lato esterno dell'anca, che può irradiarsi lungo la coscia.
  • Dolore al tatto: La zona colpita può essere molto sensibile al tocco.
  • Difficoltà nel movimento: Attività quotidiane come camminare, salire le scale o semplicemente stare in piedi possono diventare dolorose.
  • Rigidità: Spesso si avverte una sensazione di rigidità nell'anca.

Nelle fasi iniziali, il dolore è di norma localizzato nella zona del fianco e può irradiarsi lungo la fascia laterale della coscia. La localizzazione del dolore permette di distinguere la borsite trocanterica sia dalla borsite dell’ileopsoas, che ha un dolore localizzato in una sede più centrale del bacino e che si irradia verso l’inguine, sia dalla sciatica, il cui dolore insorge tipicamente a livello della zona lombare (gluteo), per irradiarsi poi alla parte posteriore della gamba.

Le cause più comuni sono:

  • esecuzione di attività fisica caratterizzata da movimenti ripetuti o sovraccarico dell’articolazione dell’anca;
  • posizione in piedi prolungata;
  • traumi muscolari e/o ossei a carico dell’articolazione dell’anca;
  • patologie della colonna vertebrale, come scoliosi, disallineamenti vertebrali, artrosi;
  • leggera differenza di lunghezza delle gambe, non compensata da plantari.

Prevenire la borsite trocanterica implica adottare una serie di misure preventive:

  • Esercizio regolare: Mantenere una buona condizione fisica con esercizi che rafforzano i muscoli dell'anca e migliorano la flessibilità.
  • Postura corretta: Assicurarsi di avere una buona postura durante le attività quotidiane per ridurre il rischio di infiammazione.
  • Utilizzare scarpe adeguate: Scarpe ben ammortizzate e con un buon supporto possono prevenire il disallineamento dell'anca.
  • Evitare sforzi eccessivi: Gradualizzare l'intensità degli esercizi e prendere pause adeguate può prevenire l'insorgenza di sintomi.

Trattamento della trocanterite

Il trattamento della borsite trocanterica è nella quasi totalità dei casi di tipo conservativo: riposo (ma non l’immobilità), impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, come diclofenac o piroxicam), modificazioni dello stile di vita, terapie fisiche e, eventualmente, infiltrazioni di corticosteroidi.

La Fisioterapia può aiutare molto attraverso esercizi specifici (stretching mirato) che possono migliorare la flessibilità e la forza dei muscoli circostanti, riducendo l'attrito sulla borsa. In alcuni casi, lo specialista può proporre anche la terapia con laser ad alta intensità oppure con ultrasuoni o onde d’urto, più utili quando il problema è diventato cronico.

In rari casi, quando gli altri trattamenti non sono efficaci, può essere necessaria un'operazione per rimuovere la borsa infiammata. All’intervento chirurgico si ricorre soltanto se i trattamenti conservativi sono risultati inefficaci, cosa che avviene raramente.

Diagnosi 

La diagnosi della borsite trocanterica generalmente inizia con un esame fisico e una revisione della storia clinica del paziente. Il medico può eseguire test specifici per valutare la mobilità e la sensibilità dell'anca. In alcuni casi, possono essere richiesti esami di imaging come radiografie, risonanze magnetiche (MRI) o ecografie per escludere altre condizioni.

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