
Ti alzi dal letto e hai dolore nella parte bassa lombare... il mal di schiena al risveglio è purtroppo molto frequente, e spesso non è a causa (come si pensa) del materasso.
Negli ultimi 30 anni c’è stato un grande aumento dell’incidenza del mal di schiena tra la popolazione, e i motivi sono fondamentalmente due:
Il mal di schiena varia a seconda della fascia di età e dell'attività che svolge ogni persona. Si può soffrire di mal di schiena mentre si corre, mentre si lavano i piatti, mentre si sta seduti al computer, mentre ci si mette le scarpe e mentre si dorme o si sta sdraiati. L’enorme varietà di tessuti che compongono la schiena rendono il mal di schiena una delle condizioni muscolo scheletriche più difficili da trattare.

Una delle domande più comuni quando si parla di mal di schiena al risveglio è proprio come dormire. Innegabilmente il sonno è fondamentale per recuperare le fatiche della giornata e per prepararsi ad affrontare quella successiva, e sicuramente passare una notte insonne a causa di dolore alla schiena non è una cosa piacevole.
Non esiste una posizione unica e specifica per dormire relativa al mal di schiena dorsale perché mal di schiena significa tutto e niente, e può essere causato da varie problematiche. Molto spesso si dà la colpa al materasso, ma se ci si pensa la maggior parte delle persone dormiva sullo stesso materasso anche prima di avere mal di schiena. Considerate che Una persona con la schiena in buona salute dorme bene su qualsiasi superficie.
Allora se ad un certo punto cominciamo ad avere lombalgia al mattino, sarà meglio preoccuparsi di rimettere in forma la schiena piuttosto che cambiare materasso!
Durante la notte ci muoviamo molto meno rispetto che di giorno, e questo è un problema per le nostre articolazioni, in quanto sono lubrificate quanto più movimento facciamo: quando siamo fermi, la quantità di liquido lubrificante (liquido sinoviale) all’interno delle articolazioni cala. Essendo la colonna lombare un punto spesso critico per vari motivi, spesso nelle articolazioni tra una vertebra e l’altra troviamo problemi di varia natura (ad es. l'artrosi), e quindi già in partenza meno cartilagine e poco lubrificante.
Un'articolazione che è già in difficoltà starà ancora peggio se sta ferma per molto tempo, in quanto la riduzione di lubrificazione data dalla posizione ferma la infiamma. Quindi quando durante la notte ci muoviamo poco per 6-8 ore, aumentano i problemi per learticolazioni che hanno già qualche problemino.
Il fisioterapista per capire su quale struttura andare a lavorare, nel corso della valutazione iniziale, farà delle domande specifiche al paziente al fine di avere il maggior numero di informazioni possibili non solo sul movimento o la posizione che causa dolore, ma anche sulla storia clinica del paziente. Al termine della valutazione iniziale il fisioterapista, in accordo con il paziente, avrà stilato il programma riabilitativo che nel minor tempo porterà il massimo dei benefici.
La strategia è semplice: dobbiamo rendere più mobile la nostra schiena, anche di poco. Per fare ciò, ci servono esercizi che allunghino i muscoli, spesso troppo contratti, e “mobilizzino” le articolazioni.
Si può intervenire con molte tecniche manuali come ad esempio la tecnica del “poumpages miofasciale”, utilizzata per trattare moltissime condizioni muscolo scheletriche. Si tratta di una tecnica di terapia manuale studiata da Marcel Benfait, che consiste in un movimento mio fasciale ritmico di tensione e rilascio applicato con le mani del fisioterapista sul paziente, che ha lo scopo di allentare le tensioni tissutali e contribuire a un miglioramento del drenaggio discale.
Spesso si interviene anche con i mezzi fisici, anzi l’approccio integrato fra terapia manuale, macchinari e esercizi è il più avvalorato al oggi. I dispositivi adatti per trattare degenerazioni discali sono molti, tra questi ci sono:
Fisioglobe, studio di fisioterapia a Roma zona Aurelia è l’unico in grado di offrirti l’eccellenza e un trattamento per la tua schiena fatto su misura per te. Niente protocolli di trattamento, ma una terapia cucita sulla tua persona e sulle tue esigenze… la salute su misura per te!
Il dolore al collo o cervicalgia, è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più comuni. Mentre questo dolore si risolve con il tempo, il 30% dei pazienti che riferiscono dolore al collo alla fine sviluppa sintomi cronici. Vediamo quali possono essere le cause e quali i rimedi
Il perché del dolore al collo non è sempre del tutto chiaro. Vari studi hanno provato a identificare i soggetti che sono più a rischio di sviluppare dolore al collo:
Il dolore muscolo-scheletrico di natura cronica si può sviluppare a seguito di una lesione, di un infortunio o di sovente a seguito di nessuna apparente causa o meccanismo lesivo. In questo articolo non sono affrontati i dolori al collo per cause di gravità maggiori quali frattura, tumore e compromissione vascolare, bensì per:

Una carenza nei muscoli cervicali può verificarsi rapidamente dopo l'insorgenza del dolore al collo e può persistere nonostante la riduzione o risoluzione dei sintomi. Ormai è dimostrato che gli esercizi per migliorare la coordinazione, la resistenza, o la forza possono risolvere i sintomi di dolore al collo, dato che la muscolatura del collo fornisce quasi l'80% della stabilità al rachide cervicale
I muscoli profondi flessori cervicali e i muscoli estensori cervicali profondi, se compromessi, sono in particolare coinvolti nella manifestazione del dolore al collo. Ridotto controllo motorio e difficoltà muscolare, infine, possono causare un movimento indesiderato tra i distretti del collo o instabilità durante la contrazione dei lunghi muscoli superficiali.
Abbiamo visto che il dolore al collo ha varie cause, con persone che segnalano sintomi diversi a seconda del problema, delle influenze psicosociali e dell'età. E' quindi più che mai opportuno un piano di trattamento personalizzato in base alla capacità funzionale, ai sintomi specifici di ciascun paziente e alle aspettative, in modo da determinare l'approccio terapeutico che risulti il più probabile che ottenga il miglior risultato per il singolo paziente.
La prima fase pertanto prevede lo screening di eventuali patologie gravi (mielopatia cervicale, cancro, instabilità legamentosa, frattura e compromissione vascolare) e cause non muscolo-scheletriche del dolore al collo (ad esempio un sospetto o recente evento cardiaco).
Dopo aver escluso la presenza di una o più patologia gravi, occorre valutare il profilo psicosociale del paziente, in modo da poter trarre beneficio da esposizione progressiva all’esercizio terapeutico o al ricondizionamento fisico generale (aerobica, pesi ecc.), e/o un programma di educazione al dolore. La classificazione del tipo di dolore ci darà indicazioni sui tipi di trattamenti da attuare.
Il gruppo “mobilità” riceve interventi di manipolazione e mobilizzazione cervicale e / o toracica insieme a esercizi cervicali (movimento attivo dei flessori cervicali profondi- a tal riguardo vedi la seconda parte dell’articolo).
I pazienti nel gruppo di “centralizzazione” dovrebbero ricevere interventi al fine di centralizzare i sintomi, vale a dire impegnare il paziente in movimenti o trattamenti manuali volti a far percepire i propri sintomi più centralmente e in prossimità della colonna cervicale, anziché più distalmente da essa (spalle, braccia ecc).
La durata dei sintomi è più lunga, quindi soprattutto cronica, di solito traggono beneficio da interventi mirati di rinforzo e di resistenza muscolare che migliorano gli squilibri muscolari e / o i deficit causati da muscoli più “forti” che possono inibire i rispettivi antagonisti.
Il gruppo di “controllo del dolore” consiste nell’utilizzo di tecniche manuali non aggravanti, modalità terapeutiche passive come il ricorso al calore o al freddo e a elettromedicali (Laser, Ultrasuoni, Tecar).
Il gruppo “mal di testa” viene trattato con tecniche di terapia manuale diretta alla colonna vertebrale cervicale e toracica (manipolazione vertebrale, mobilizzazione generale ed in artrocinematica, rilascio dei muscoli sub-occipitali, ecc.); esercizio fisico e terapeutico.
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Il mal di schiena è uno dei disturbi più comuni nel mondo moderno e può avere diverse cause. Può essere causato da alterazioni della postura e del movimento, da un ernia del disco che comprime un nervo o più semplicemente da una contrattura muscolare. Quello che ad oggi possiamo affermare con sicurezza è che il movimento come prevenzione e l’esercizio terapeutico come cura sono alla base di percorsi terapeutici per curare il mal di schiena
Il mal di schiena può manifestarsi come un dolore muscolare sordo nella parte bassa della schiena o un dolore intenso e acuto che influisce sulla capacità di piegarsi o di stare in piedi. Il dolore alla schiena può derivare anche da muscoli e legamenti che circondano la colonna vertebrale, ma può anche derivare da problemi strutturali alle ossa della colonna stessa. La comprensione delle cause e dei sintomi è la chiave per prevenirlo.
Il trattamento della lombalgia di solito si concentra sugli obiettivi comuni di diminuire il dolore, aumentare la gamma di movimento e migliorare la funzione. In generale, le buone abitudini per prevenire il mal di schiena sono:

Molto spesso si associa la lombalgia a una debolezza dei muscoli addominali. Ciò è corretto, ma troppo spesso si propongono esercizi preconfezionati, il cui scopo è quello di allenare in modo diretto esclusivamente quel distretto corporeo, sperando che il suo rinforzo possa portare alla scomparsa dei sintomi da lombalgia. Le cose non stanno proprio così.
Prima di addentrarci nel discorso vediamo nel dettaglio l’anatomia e le funzioni degli addominali e capiamo il concetto di "core stability". I muscoli che controllano direttamente o indirettamente la colonna devono funzionare come un’orchestra. Deve esserci un coordinamento preciso durante i vari movimenti e se questo viene meno la colonna può avere delle sollecitazioni sbagliate che possono determinare la comparsa dei sintomi. Ma gli addominali sono solo uno degli strumenti della nostra orchestra. Le funzioni dei muscoli delle pareti addominali sono:
Il termine inglese Core (centro, base), sta a indicare quella regione del corpo formata dai muscoli addominali, spinali, del pavimento pelvico e dell'anca, che lavorano insieme per fornire stabilità in posizioni stazionarie e in movimento. Per migliorare la forza e l’efficienza di questi muscoli sono stati quindi progettati degli esercizi di stabilità (da qui core stability). Questi muscoli, infatti, devono lavorare tutti insieme per fornire una base stabile sulla quale braccia e gambe possano muoversi in modo coordinato.
Proviamo a pensare alle nostre braccia e alle nostre gambe come a delle catapulte e di volerle usare per sparare a un bersaglio. Se la catapulta si trova su una solida base di cemento (il nostro core), si può mirare con precisione e si muoverà in maniera prevedibile, così da colpire il bersaglio ogni volta. Se, tuttavia, la catapulta si trova su un blocco di gelatina (scarsa stabilità del core), è impossibile mirare con precisione. La catapulta si muoverà in un modo leggermente diverso ogni volta che verrà sparata.
Quando si progetta un programma di esercizi per migliorare la condizione di mal di schiena è importante concentrarsi sul miglioramento del controllo motorio e della resistenza muscolare piuttosto che cercare di migliorare la forza muscolare a carichi più elevati.
Esercizi quali il crunch o il sit up o il sollevamento gambe, andranno ad allenare gli addominali, ma da soli non risolveranno il tuo problema di mal di schiena. Un percorso terapeutico completo prevede anche la terapia manuale ed altri esercizi specifici per il tuo caso. Problematiche di comune lombalgia possono essere dovute a debolezza e atrofia di vari muscoli del “core”, però questo non si traduce in un’automatica soluzione del problema.
La fisioterapia si concentra principalmente sul riapprendimento motorio o sull'imparare ad attivare i muscoli corretti al momento opportuno e sul miglioramento della resistenza di questi muscoli. Affidati a un fisioterapista per individuare il programma personalizzato di esercizi per combattere il mal di schiena.
Fisioglobe, studio di fisioterapia a Roma zona Aurelia, è l’unico in grado di offrirti l’eccellenza e un trattamento serio per il tuo dolore alla schiena, comprendendo anche (ma non solo) degli esercizi per gli addominali per rinforzare la core stability. Niente protocolli di trattamento, ma una terapia cucita sulla tua persona e sulle tue esigenze… la salute su misura per te!
Osteopatia e cervicale vanno d'accordo? Attraverso una breve panoramica sulle più comuni patologie del tratto cervicale, e di cosa succede durante una seduta di Osteopatia, faremo chiarezza sull’efficacia del trattamento osteopatico della cervicale.
Le vertebre cervicali, sono le più piccole vertebre mobili. I movimenti della testa sono permessi dalle articolazioni che legano le vertebre cervicali fra loro (articolazioni intervertebrali), in particolare dall’articolazione che unisce la prima vertebra cervicale al cranio (articolazione atlante-occipitale), dotata di enorme mobilità. La forza per attuare i vari spostamenti è fornita dalla contrazione regolata dei vari muscoli che avvolgono il collo.
Con il termine Cervicalgia si intende un dolore localizzato alla regione cervicale, a carico delle strutture muscolo-scheletriche che costituiscono il tratto cervicale della colonna vertebrale. Questo disturbo, che affligge fino al 50% della popolazione ogni anno, può essere scatenato da molte cause e fattori concatenati. Si distinguono due tipi di Cervicalgia :

Generalmente, la cervicale si presenta con dolori localizzati a livello delle strutture muscolari e ossee del collo i quali causano rigidità e limitazione nei movimenti del capo. Fra i sintomi più caratteristici annoveriamo:
Uno dei disturbi più frequenti e fastidiosi associati al dolore cervicale è la cefalea, comunemente chiamata “mal di testa”. Il mal di testa può compromettere in molti modi la qualità della vita sociale e professionale, soprattutto quando diventa malattia. Le terapie farmacologiche spesso usate in fase acuta hanno poca influenza sulla prevenzione e guarigione totale dagli attacchi. Le cefalee vengono divise in due grandi categorie: le cefalee primarie, in genere benigne e senza conseguenze e quelle secondarie, legate a condizioni patologiche anche molto gravi.6
Spesso, assieme alla rigidità, al dolore al collo e al mal di testa tipici della cervicale, possono insorgere nausea, vertigini, giramenti di testa, problemi alla vista (offuscamenti) e all’udito (ronzii). Questi sintomi del sistema nervoso si verificano soprattutto quando la cervicalgia non viene trattata tempestivamente.
Come in tutti i trattamenti, anche per il tratto cervicale, si inizia con una valutazione molto accurata, che consiste in anamnesi, osservazione, test attivi e passivi.
L’osteopata inizierà la sua attività da una serie di domande al paziente, in modo da delineare il trattamento. A tal fine occorre non solo concentrarsi sul tratto cervicale, ma pensare alla globalità del corpo. Uno dei principi dell’osteopatia, infatti, è l'unicità della persona: ognuno di noi ha delle caratteristiche diverse e uniche, quindi la valutazione approfondita e attenta ha la funzione di creare un trattamento su misura per il paziente. Durante l’anamnesi quindi si indaga sullo stile di vita del paziente (abitudini alimentari, attività fisica e lavorativa, etc.) e si approfondisce la presenza di altre patologie apparentemente poco connesse con il motivo della visita. Si ascolta il paziente per raccogliere più informazioni possibili, per poter strutturare un trattamento efficace.
Alla luce dei collegamenti descritti, l’osteopata avrà un ruolo molto importante nella risoluzione di tale problematica; in una prima fase, attraverso un attento esame posturale, andrà a valutare la corretta funzionalità del tratto cervicale, l’eventuale presenza di disfunzioni articolari e se vi sono delle disfunzioni di origine stomatognatica o visiva tali da richiedere l’intervento di uno gnatologo o di un optometrista.
In caso di disfunzioni articolari, l’osteopata potrà normalizzarle attraverso diverse tecniche, come le manipolazioni in thrust, quelle fasciali e articolatorie, oltre all’inibizione dei muscoli occlusali, agendo così anche per via neurologica, sui collegamenti trigemino cervicali. Naturalmente il ruolo dell’osteopata non si limiterà solo al trattamento della zone cervicale, ma anche di quelle disfunzioni a distanza che possono essere una con-causa nello sviluppo del sintomo, cercando anche di migliorare lo schema posturale.
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Gli spasmi muscolari sono contrazioni improvvise e involontarie di uno o più muscoli derivanti da problemi ai meccanismi della contrazione muscolare. Gli spasmi possono insorgere in forma isolata o in sequenza, e nel più delle volte sono dolorosi.
I sintomi di uno spasmo muscolare dipendono dal muscolo coinvolto e dalle circostanze che portano allo spasmo. Se parliamo di spasmo muscolare scheletrico, questo coinvolge i muscoli a cui viene chiesto di fare un lavoro eccessivo. All'inizio abbiamo un dolore acuto mentre il muscolo si contrae, il quale spesso si risolve spontaneamente dopo alcuni secondi (sebbene possa durare anche di più). Le persone colpite frequentemente sentiranno il bisogno di allungare il muscolo coinvolto, alleviando così lo spasmo e risolvendo l'episodio.
In alcuni casi la contrazione muscolare può anche essere associata a disturbi neurologici come la distrofia muscolare, la sclerosi laterale amiotrofica e la miopatia. Con queste malattie, si associano altri sintomi come debolezza, deperimento muscolare con perdita della dimensione muscolare e cambiamento di sensibilità.
Allo spasmo può essere associato un crampo muscolare, talvolta talmente intenso da essere debilitante. Altre volte spasmi involontari dei muscoli portano a contratture che si sviluppano più lentamente, impiegando giorni o addirittura settimane prima di manifestarsi con dei sintomi.

Gli spasmi muscolari acuti possono essere il risultato di lesioni muscolari o affaticamento. Si verificano spesso, ad esempio, quando un atleta non si è riscaldato o allungato per bene prima di un intenso esercizio anaerobico, come uno scatto o un salto. Si verificano anche durante allenamenti o prestazioni di resistenza, nel caso in cui, ad esempio, durante una corsa di distanza non si sia mantenuto il giusto equilibrio di liquidi ed elettroliti e i muscoli, con un aumento della domanda metabolica, si sono impoveriti di sostanze nutritive. Questi tipi di spasmi possono essere risolti semplicemente con riposo, idratazione e leggero allungamento (stretching).
Quando gli spasmi muscolari non sono singoli episodi, ma diventano (cronici), e avvengono non per forza durante l'attività fisica, possono indicare una condizione medica di base più significativa legata spesso a problemi tossico-metabolici, nutrizionali, vascolari o ormonali. Ad esempio nella malattia della circolazione periferica, abbiamo una mancanza di afflusso di sangue e ossigeno ai muscoli colpiti, che porta ad un'ischemia transitoria e quindi agli spasmi. In caso di patologie renali o epatiche, può verificarsi una "deplezione del volume" e a volte rapide anomalie dei fluidi corporei e degli elettroliti responsabili di crampi muscolari cronici. Altre condizioni che portano alla disidratazione, come vomito eccessivo, diarrea o insufficiente apporto nutrizionale, possono causare crampi muscolari scheletrici.
Infine, la presenza di una malattia neurologica può portare a contrazioni muscolari, a causa dell'irritazione o danno ai nervi che attivano il muscolo, come nella stenosi spinale o nelle principali ernie del disco, che interrompono i segnali delle radici nervose dal midollo spinale.
Un particolare tipo di spasmo è la fascicolazione muscolare, un movimento involontario e incontrollato di un piccolo segmento di muscoli. La contrazione può essere notata sotto la pelle e coinvolge alcune fibre muscolari individuali. I muscoli che spesso sono sottoposti a fascicolazioni benigne sono la palpebra, il pollice, il polpaccio e la coscia. Questi piccoli spasmi muscolari possono essere correlati a stanchezza, stress o ansia (cosiddetta "fascicolazione muscolare benigna"), nonché a sostanze come la caffeina, pseudoefedrina, Salbutamolo.
L'aspetto fondamentale per la maggior parte degli episodi di spasmo muscolare è la prevenzione. Abbiamo visto che sono spesso associati a disidratazione e disturbi elettrolitici, è quindi importante mantenere il corpo ben idratato. Se la perdita di liquidi è dovuta a una malattia con febbre o vomito e diarrea, il controllo dei sintomi aiuterà a limitare la perdita di liquidi e prevenire gli spasmi. Allo stesso modo, per coloro che lavorano o esercitano in un ambiente caldo, è molto importante bere abbastanza liquidi per mantenersi idratati.
Un altro problema che abbiamo visto è la preparazione atletica, è importante effettuare esercizi di allungamento e scaldarsi prima dell'attività fisica. Se un grosso muscolo dovesse avere una forte contrazione, crampo, il trattamento iniziale consiste nell'allungare delicatamente il muscolo per spezzare il ciclo dello spasmo e risolvere la situazione acuta.
Per i muscoli che sono stati danneggiati o sforzati, possono essere necessari farmaci per alleviare il dolore a breve termine, inclusi antinfiammatori (ibuprofene) e rilassanti muscolari.
Una volta stabilito il motivo dell’insorgenza di questi disturbi, ed escluse patologie neurologiche o metaboliche, è possibile intervenire con la fisioterapia per prevenire, per ridurre l’insorgere di crampi e spasmi muscolari. L’allenamento terapeutico è efficace e può essere associato a forme di terapia come:
Il consiglio è sempre quello di farsi consigliare da un medico o da un fisioterapista. Queste disturbi infatti, possono essere segni clinici di diversi tipi di patologie a carico del sistema muscolo-scheletrico, del sistema nervoso o del metabolismo.
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