
L’Artrite Reumatoide è una patologia infiammatoria cronica. La fisioterapia può sicuramente essere utile per migliorare la condizione di salute, vediamo come. In questo articolo vedremo quali sono i sinotmi dell'artrite reumatoide, le cause dell'artrite reumatoide e ti daremo dei consigli utili.
L’Artrite Reumatoide è una patologia infiammatoria che colpisce le articolazioni ed è una condizione purtroppo cronica. Fra le patologie osteoarticolari e connettivali la si considera come la condizione più grave, comportando problematiche articolari, danno osseo secondario, rischio di patologie associate e anche rischio di morte. Lo stato infiammatorio infatti, può comprendere, oltre che le articolazioni, anche i vasi, i muscoli, la vista, i reni, il fegato, e tanti altri tessuti. L’artrite reumatoide si manifesta soprattutto nel sesso femminile, nella fascia di età compresa fra i 40 e i 60 anni.
Si manifesta con infiammazione articolare che determina gonfiore, rigidità e limitazione funzionale delle articolazioni interessate, con particolare intensità al mattino, appena svegli, per una durata superiore alla mezz’ora e che in momenti acuti persiste per alcune ore, accompagnata da un malessere generale e stanchezza. L’infiammazione interessa almeno tre aree articolari, il coinvolgimento di queste sedi è aggiuntivo e centripeto (dai distretti più distanti come le dita delle mani a quelli più vicini al tronco, come la spalla).
I principali segni clinici sono i noduli Reumatoidi, il fattore Reumatoide positivo e le deformità articolari (tipiche sono le deformità delle mani).

La diagnosi di artrite reumatoide inizia con un'accurata anamnesi, seguita da un esame fisico. Lo specialoista opera ascoltando i disturbi raccontati dal paziente e ponendo specifiche domande, in modo da ricercare elementi utili per formulare la corretta diagnosi. Questa visita preliminare, associata a qualche semplice esame del sangue, è talvolta sufficiente per porre diagnosi di artrite reumatoide.
Per quanto riguarda i valori sangue si valutano gli indici di infiammazione (la velocità di eritrosedimentazione VES e la proteina C reattiva PCR) ed alcuni anticorpi (il fattore reumatoide FR e gli anticorpi anti peptidi ciclici citrullinati).
Oltre agli esami del sangue si eseguono anche esami strumentali quali la radiografia e l'ecografia articolare.
l trattamento di questa condizione si fonda su quattro obbiettivi:
Per i primi due punti sono necessarie cure farmacologiche specifiche, per gli altri due assume un ruolo importante la pianificazione di un trattamento riabilitativo precoce, per mantenere una buona qualità di vita del paziente, riducendo e prevendendo le disabilità indotte dalla malattia.
La Fisioterapia interviene per evitare e limitare l’ipotrofia (riduzione massa muscolare), la perdita di resistenza fisica e l’astenia (diminuzione della forza), attraverso un programma di riabilitazione pianificato in base alle caratteristiche di ciascuna persona, prendendo in considerazione lo stato della patologiae il livello del dolore a riposo o sotto sforzo
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Il termine acufene è riferibile a rumori, come ad esempio fischi, ronzii, fruscii, crepitii percepiti in una o entrambe le orecchie o nella testa. Vediamo come la fisioterapia può aiutare.
L'acufene è un disordine funzionale multifattoriale che ha origine in un punto della via uditiva che porta dall'orecchio ai centri dell'udito del cervello.
Nelle persone prive di problemi uditivi, un soggetto su 10 soffre o ha sofferto del disordine dell'acufene, mentre nei soggetti con ipoacusia (riduzione uditiva) ne soffre oltre il 50%.
La corteccia cerebrale è come hardware e i centri subcorticali un software della percezione: l'orecchio interno danneggiato inserirà l'acufene come un programma difettoso nel software dei centri incoscienti dando una percezione cosciente. Questa percezione può essere attivata da amplificatori che possono essere fattori esterni (problemi del rachide cervicale o della masticazione nella mala occlusione, rumori esterni) oppure fattori interni, come ansietà, preoccupazioni, depressione, fatica, malattie da raffreddamento.

le cause del disordine dell'acufene possono essere molteplici, tra cui:
Per la diagnosi del disordine dell'acufene sono utili i tests chinesiologici, i tests di propriocezione con Delos Postural System e Bosco Nemes, poichè la postura è comunque il principale problema che affligge la maggior parte delle persone di ogni età: giovani, età intermedia, anziani.
Quanto alla cura, occorre innanzi tutto creare una situazione di empatia comportamentale, emozionale, relazionale, cognitiva attraverso un trattamento che deve essere olistico. Le terapie indicate per il disturbo dell'acufene sono:
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La mobilizzazione articolare è un particolare tipo di terapia esercitata manualmente dal fisioterapista, che consiste nel mobilizzare una o più articolazioni e consente al paziente di ampliare gli angoli di movimento dell'articolazione.
Tramite la mobilizzazione articolare il fisioterapista esercitata manualmente una terapia al fine di mobilizzare una o più articolazioni coinvolte in determinate patologie, a partire da una posizione iniziale fino al risultato massimo ottenuto al termine del ciclo. La tecnica ha come obiettivo quello di conservare libero il movimento articolare fisiologico nei diversi piani dello spazio, per riportare verso la normalità la mobilità articolare patologicamente limitata.
E' utilizzata soprattutto nelle aderenze (cicatrici), problemi posturali, immobilità forzata, carenza dell'elasticità muscolare, disturbi della funzionalità circolatoria e, più in generale, tutti i casi in cui ci siano limitazioni di movimento.
I campi di applicazione sono:

La mobilizzazione articolare è detta attiva quando viene eseguita esclusivamente dal paziente e può essere svolta liberamente, oppure con l'applicazione di una resistenza (pesi, elastici, resistenza manuale del fisioterapista).
Si parla invece di mobilizzazione attiva-assistita quando il paziente ed il fisioterapista lavorano insieme, mentre la mobilizzazione passiva viene svolta dal terapeuta o da specifiche apparecchiature che non prevedono il coinvolgimento del paziente. Quest'ultima viene utilizzata soprattutto nei casi in cui la mobilità di un arto è compromessa a causa di un intervento chirurgico, di un'infiammazione o da spasmi muscolari. Attraverso questo tipo di stimolazione, l'articolazione del paziente viene sottoposta ad una serie di movimenti regolarmente ripetuti da una direzione all'altra senza alcuna contrazione muscolare volontaria da parte del diretto interessato.
La mobilizzazione articolare ripristina la corretta ampiezza dei movimenti delle articolazioni e migliora la qualità del movimento. Inoltre riduce il dolore, riattiva la funzione articolare, aumenta la circolazione locale e scioglie le contrazioni muscolari.
L’effetto primario è quello di alleviare il dolore e ristabilire la completa escursione articolare funzionale ed indolore. L’effetto neurofisiologico della mobilizzazione è basato sulla stimolazione dei meccanocettori e sull’inibizione dei recettori del dolore, ottenendo una riduzione dello stesso. L’effetto biomeccanico ha, invece, lo scopo di prevenire le complicanze dovute all’immobilità.
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L'ernia del disco consiste nella rottura di un disco vertebrale che, aprendosi, causa la fuoriuscita di materiale discale che va a comprimere i nervi della colonna vertebrale circostanti.
Vediamo in questo articolo le varie differenze a seconda di in quale punto della colonna vertebrale avviene.
Le vertebre sono le ossa che costituiscono la colonna vertebrale, sono 33 e si suddividono dal cranio verso l’osso sacro in questo modo:
I primi tre segmenti, ossia cervicale, dorsale e lombare sono caratterizzati dall’interposizione di un disco tra le vertebre mentre gli ultimi due segmenti, quello sacrale e quello coccigeo, hanno le vertebre calcificate tra loro per questo vengono spesso considerati come uniche ossa. Il disco intervertebrale ha il compito di stabilizzare i movimenti vertebrali e ammortizzare il carico a cui è sottoposta la colonna. Questa struttura per il nome di “disco” proprio perché la sua forma circolare assomiglia a un disco.
Episodi di degenerazione discale sono presenti in moltissime persone adulte, con un’incidenza crescente con l’avanzare dell’età. L’ernia del disco produce dolore quando fuoriesce in prossimità della radice nervosa, e di conseguenza la comprime.

I segmenti cervicali più soggetti a sviluppare ernia discale sono i primi e gli ultimi, ossia C2-C3 e C5-C6 e C6-C7. Uno dei motivi principali rientra nella posizione anatomo fisiologica di queste vertebre che trovandosi a confinare con segmenti rigidi come la cerniera C0-C1 e con il tratto dorsale, spesso si muovono più del dovuto, proprio per compensare al ridotto movimento dei distretti con cui confinano.
I fattori di rischio per sviluppare ernia lombare sono un errato movimento, una postura e delle abitudini funzionali scorrette.
Per l’ernia cervicale si ricorre a due tipologie di rimedi:
La fisioterapia per l’ernia lombare è ad oggi lo strumento migliore per trattare questa condizione. Il ciclo fisioterapico avrà l’obbiettivo di migliorare il movimento di tutta la colonna, la cui disfunzione è ritenuta una delle cause principali che hanno sviluppato l’ernia del disco. Per ridurre il dolore locale si utilizzano:
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Il dolore alla caviglia, sia intenso o sordo, a volte si estende alla gamba e si manifesta appoggiando il piede a terra o durante il movimento della caviglia stessa. Vediamo come affrontarlo.
Il dolore alla caviglia è solitamente causato da una distorsione, ma può anche essere dovuto ad altri disturbi. Ad esempio instabilità articolare di caviglia, artrite, gotta, tendinite, frattura ossea, infezione e scarso allineamento strutturale della gamba o del piede.
Il piede e la caviglia sono una complessa rete di ossa, legamenti, tendini e muscoli, abbastanza forte da sopportare il peso corporeo e abbastanza mobile da permettere alla persona di muoversi in libertà. La caviglia è un'articolazione i cui due movimenti principali sono la flessione plantare, che permette di portare la punta del piede lontana dal corpo, e la flessione dorsale, che permette di portare la punta del piede verso il corpo. A livello anatomico, l’articolazione della caviglia è costituita da tre ossa suddivise su un piano superiore ed uno inferiore: sul piano superiore troviamo il mortaio dell’articolazione costituto da tibia e perone, che accolgono l’osso del piede del piano inferiore chiamato astragalo per costituire l’articolazione.
La stabilità articolare della caviglia viene garantita anche dalla presenza dei legamenti. Sul margine esterno troviamo i legamenti collaterali laterali che collegano il malleolo laterale del perone alle ossa del piede, mentre sul margine interno troviamo i legamenti collaterali mediali che collegano il malleolo mediale della tibia alle ossa del piede.
L'articolazione della caviglia è circondata da una capsula articolare fibrosa ed è avvolta sia anteriormente che posteriormente dai tendini dei grandi muscoli della gamba: il tendine di Achille, Il tendine del tibiale e il tendine peroneale. La caviglia ha l’innata capacità di muovere il piede, riuscendo a raggiungere circa 45° di flessione plantare e circa 20° di flessione dorsale partendo dalla posizione neutra ad angolo retto.

Possiamo avere dolore all'interno o all'esterno della caviglia o lungo il tendine di Achille, dando un’indicazione sulle possibili cause dell’origine del dolore. In caso di dolore forte, soprattutto se si è presentato a seguito di una lesione, bisogna sempre contattare un medico specializzato che possa fare una diagnosi precisa. Il dolore alla caviglia è spesso accompagnato da rigidità, gonfiore, calore, sensazione di poca stabilità dell'articolazione.
Il dolore alla caviglia non sempre è accompagnato da gonfiore: dopo un forte trauma ad esempio, il medico può richiedere un esame radiologico per determinare la natura del problema, e scoprire se ad esempio alla base è presente una frattura ossea.
Il dolore alla caviglia si può presentare a seguito di una distorsione, ed in questi casi è quasi sempre associato a gonfiore e lividi che possono perdurare per circa una o due settimane.
La distorsione della caviglia si verifica quando il piede rotola su se stesso causando una rotazione esterna verso il suolo e coinvolgendo di conseguenza la parte laterale esterna. Questo evento, nella maggior parte dei casi, stira o addirittura rompe i legamenti che si trovano sulla parte esterna dell’articolazione.
La gotta si verifica quando l'acido urico si accumula nel nostro corpo: questa concentrazione più alta del normale di acido urico può depositare cristalli all’interno delle articolazioni, causando di conseguenza un dolore acuto e forte, provocando un grosso edema e gonfiore.
L'osteoartrite è spesso causata dall'usura delle articolazioni, che sono vittime di un processo infiammatorio acuto continuo che con l’avanzare dell’età può portare a sviluppare artrosi. L'artrite settica è l'artrite causata da un'infezione batterica o fungina, e può causare dolore intenso alle caviglie se sono le articolazioni infettate.
La tendinite è un'infiammazione a carico del tendine o delle strutture che lo rivestono. Nel caso dell’articolazione della caviglia, possiamo trovarci difronte a tendiniti del tendine di Achille, del tendine tibiale posteriore o del tendine peroneale. Le patologie a carico dei tendini che avvolgono la caviglia possono essere sia causate da traumi, acuti come conseguenza di lesioni improvvise durante uno sport o cronici come conseguenza di uno stress prolungato come quello dovuto alla corsa, sia causate da malattie infiammatorie come l'artrite reattiva, l'artrite reumatoide e la spondilite anchilosante.
Il trattamento fisioterapico nella fase iniziale consiste in riposo, ghiaccio, elevazione e immobilizzazione, ma, in base alla causa del dolore, può includere anche farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come ibuprofene e se necessario bendaggio funzionale. Poi, progressivamente si possono inserire trattamenti con mezzi fisici come:
Nelle fasi successive insieme alla terapia fisica si possono inserire nel percorso terapeutico anche Massoterapia , terapia manuale, riabilitazione funzionale
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